Tutti possono usare un DAE? I 7 miti da sfatare

La paura blocca chi potrebbe salvare una vita

Ogni anno in Italia circa 60.000 persone soffrono di arresto cardiaco fuori dall’ospedale. Un defibrillatore nelle vicinanze può salvare la vita, ma troppo spesso i testimoni esitano ad agire. Il motivo? Credenze errate sul funzionamento del DAE e sulla responsabilità di chi lo usa.

In questo articolo smontiamo i sette miti più diffusi sull’uso del defibrillatore, così che la prossima volta tu possa agire con sicurezza.

Mito 1: “Bisogna essere formati per usare un DAE”

Questo è il malinteso più pericoloso. Il defibrillatore è stato progettato esattamente per essere usato da persone comuni, senza formazione medica. Appena acceso, il dispositivo guida l’utente con istruzioni vocali chiare e sequenziali. Analizza autonomamente il ritmo cardiaco e decide se erogare la scarica. Non devi prendere nessuna decisione clinica.

La formazione BLS aumenta la sicurezza e la velocità di intervento, ma l’assenza di un corso non può e non deve essere un motivo per non agire. Un DAE usato da un non formato salva più vite di un DAE che resta in custodia.

Mito 2: “Potrei fare del male alla persona”

Un DAE moderno eroga la scarica solo se rileva un’aritmia defibrillabile (fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare senza polso). Se il cuore batte normalmente, il dispositivo non attiva la scarica. Non puoi “sbagliare” a defibrillare qualcuno che non ne ha bisogno.

Una persona in arresto cardiaco è clinicamente morta: senza intervento, la probabilità di sopravvivenza è quasi nulla. Intervenire può solo aiutare.

Mito 3: “Il DAE è solo per i medici”

Al contrario: il defibrillatore è progettato per i laici, non per i professionisti sanitari. Lo scopo è colmare il gap di tempo tra l’arresto cardiaco e l’arrivo dell’ambulanza. In Italia, il 118 impiega in media 8-13 minuti. In quei minuti, sei tu l’unica risorsa disponibile.

La Legge 116/2021 incoraggia esplicitamente la diffusione dei DAE in luoghi pubblici proprio per consentire l’intervento immediato da parte di chiunque.

Mito 4: “Un DAE non funziona sui bambini”

Falso. La maggior parte dei DAE moderni è progettata per essere usata sia su adulti sia su bambini. Per bambini sotto gli 8 anni o con peso inferiore a 25 kg esistono elettrodi pediatrici specifici che abbassano automaticamente il livello di energia della scarica. Se non hai elettrodi pediatrici, le linee guida internazionali indicano di usare quelli adulti in configurazione anteriore-posteriore (un pad sul petto, uno sulla schiena).

Mito 5: “La legge italiana non mi protegge se uso il DAE”

Al contrario: chi interviene in buona fede durante un arresto cardiaco è protetto dalla legge. Il principio del “buon samaritano”, introdotto in Italia dalla Legge Balduzzi e rafforzato dalla Legge 116/2021, garantisce che chi usa correttamente un DAE non risponda penalmente dell’esito dell’intervento. L’unica condizione è agire seguendo le istruzioni del dispositivo.

Mito 6: “Il DAE non funziona se la persona respira ancora”

Il DAE analizza sempre il ritmo cardiaco prima di agire. Se il cuore funziona normalmente, il dispositivo non eroga la scarica. Non devi valutare tu stesso se la persona “merita” la defibrillazione: ci pensa il DAE. Applica gli elettrodi e segui le istruzioni vocali.

Mito 7: “È inutile se l’ambulanza è in arrivo”

Ogni minuto senza defibrillazione riduce la probabilità di sopravvivenza del 7-10%. Se l’ambulanza è a otto minuti, la probabilità di sopravvivenza cala del 56-80% prima che i soccorritori arrivino. Un DAE usato immediatamente, anche da un laico, può invertire questa tendenza.

Agisci: il DAE è lì per te

La prossima volta che ti trovi vicino a un DAE e qualcuno si sente male, non esitare. Chiama il 118, inizia la RCP e usa il defibrillatore. Il dispositivo ti guiderà passo dopo passo. Puoi farcela.

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